Tratto da: http://www.treccani.it/enciclopedia/matteo-da-perugia_(Dizionario-Biografico)/

di Angelo Rusconi – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 72 (2008)

Nacque, probabilmente a Perugia, nella seconda metà del Trecento. Il suo nome appare per la prima volta nei registri del duomo di Milano nel 1402, quando fu nominato «magister a cantu» e cantore. Può non essere casuale che la sua assunzione cada proprio nel breve periodo in cui Perugia fu soggetta ai Visconti, signori di Milano. Di fatto M. è considerato il primo maestro di cappella della cattedrale milanese, anche se tale titolo non appare nei documenti della Fabbrica del duomo, nei quali è qualificato come «muxichus sive magister a cantu» oppure «discantor», «biscantator», «discantator» (Sartori, pp. 12 s.). Del resto, una cappella in senso proprio in duomo non esisteva: nel 1395 era stato assunto l’organista Antonio Monti da Prato, ma non vi era alcun gruppo professionale di cantori. Difatti a M. si conferì l’incarico di «biscantare» nelle celebrazioni solenni, ovvero di eseguire una seconda voce sulla monodia liturgica eseguita dai chierici, verosimilmente improvvisando. M. aveva inoltre la facoltà di tenere scuola di musica; per questa attività gli era assegnato un locale idoneo, a condizione che non insegnasse altrove. Infine, era tenuto a istruire gratuitamente tre ragazzi scelti dai deputati della Fabbrica. Restò in carica una prima volta fino al luglio 1407, assentandosi di tanto in tanto per servire l’arcivescovo (cardinale dal 1405) di Milano, il francescano Pietro Filargis detto Pietro di Candia, personaggio di primo piano nella Chiesa, al quale M. sembra sia stato particolarmente legato e che potrebbe anche aver seguito al concilio di Pisa, dove Filargis fu eletto papa – in opposizione a Gregorio XII e Benedetto XIII – col nome di Alessandro V (1409); tale elemento biografico sembra riflettersi in alcune composizioni che M. rielaborò per adattarle alle esigenze del rito romano.
Dal 1414 all’ottobre 1416 M. fu di nuovo attivo nel duomo di Milano; al momento della sua riassunzione, tuttavia non fu licenziato il cantore Ambrogino da Pessano, che gli era subentrato nel ruolo di «musichus seu biscantator»; e ciò lascia presumere che i cantori professionali in duomo fossero diventati due.
Non si hanno notizie di M. posteriormente all’ottobre del 1416.

Nel 1418 Ambrogino lamentò per iscritto che il proprio salario era inferiore a quello già percepito da M.; tale notizia non implica, come si è asserito, che M. fosse a quella data già morto. Un frammento contenente alcuni pezzi dotati di contratenor composto da M., recentemente scoperto a Piacenza, ha fatto pensare, troppo imprudentemente, che egli abbia soggiornato in quella città. M. compose altri contratenores per brani di Nicolas Grenon e Pierre Fontaine, che furono in Italia negli anni Venti del Quattrocento e ciò ha fatto ipotizzare che M. all’epoca fosse ancora attivo; ma non si tratta di una prova sicura, perché manoscritti di quei pezzi potrebbero essere giunti in Italia anche prima.

Di M. si posseggono trenta composizioni e alcuni contratenores sostitutivi per pezzi altrui, conservati nel manoscritto a.M.5.24 della Biblioteca Estense universitaria di Modena. Il codice, databile al primo ventennio del XV secolo, contiene altre sette composizioni e tre contratenores attribuibili a M. sia per ragioni stilistiche sia perché, con una sola eccezione, sono raccolti nel primo fascicolo, che ha inizio e fine con opere sue e non presenta nomi di altri autori. Il rondeau Pour bel acueil si trova anche in un frammento della Burgerbibliothek di Berna (Fragm., 827); tre contratenores si trovano in un frammento conservato nell’Archivio di Stato di Parma (Manoscritti, b. 75); una singola voce è nel frammento conservato a New York nella raccolta privata di Stanley Boorman. Secondo G.K. Greene due brani senza parole contenuti in un manoscritto di Firenze (Biblioteca nazionale, Panciatichi, 26) sarebbero da attribuire a M., nel cui nome «Matheus» viene sciolta l’abbreviazione che vi compare; ma non tutti gli studiosi condividono questa interpretazione. La produzione di M., che non sembra aver goduto di ampia diffusione, annovera in maggioranza pezzi profani (ballate francesi e italiane, virelais, rondeaux, un canone), ma anche parti di messa (Gloria e Credo) e due mottetti isoritmici. Di questi ultimi, Ave sancta mundi salus presenta un testo eucaristico che potrebbe essere stato scritto dal cardinale Filargis; Laurea martirii è legato all’ambiente milanese, essendo costruito sulla melodia ambrosiana dell’omonima antifona dei vespri di s. Lorenzo; pure connessa con usi milanesi è la particolare divisione strutturale del Gloria (alle cc. 49v-50 del manoscritto a.M.5.24 della Biblioteca Estense universitaria di Modena). L’analisi dei brani dimostra che M. padroneggiò le tecniche compositive più avanzate del suo tempo, caratterizzate dalle sperimentazioni dell’ars subtilior; certi pezzi riflettono invece la tradizione dell’ars nova trecentesca, evidenziando la posizione di M. a cavallo fra due epoche.

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