scheggiaScheggia-Pascelupo è un comune umbro che conta poco più di 1400 abitanti; costituisce, insieme ai comuni di Costacciaro, Sigillo e Fossato di Vico, il territorio del parco del Monte Cucco. Il comune comprende numerose frazioni e nuclei abitativi sparsi dal carattere rurale, in alcuni casi disabitati. Il territorio è stato interessato dagli eventi sismici del 1997 che colpirono Umbria e Marche.

Il comune di Scheggia e Pascelupo è un territorio montuoso di circa 64 km², che occupa la porzione nord-orientale dell’Umbria, al confine con le Marche, ed è l’unico comune umbro situato interamente nel versante adriatico della catena appenninica. Immerso nel cuore dell’Appennino umbro-marchigiano, occupa una vasta zona del parco del Monte Cucco. Boschi, pareti rocciose, forre, sorgenti di acqua limpida sono frequenti. Nei pressi si trovano il monte Catria (1701 m), il monte Cucco (1566 m), il monte Motette (1331 m), il monte Le Gronde (1373 m), la forra del Rio Freddo e la Valle delle Prigioni. Il fiume Sentino attraversa con il suo corso, lungo la valle omonima, l’intero comune, ma numerosi altri sono i corsi d’acqua, tra i quali spiccano per importanza di portata il Rio Freddo (proveniente dal massiccio del Monte Cucco), il Fiume Artino e il Fosso della Gorga (che provengono dal massiccio del Monte Catria).

Il paese di Scheggia sorge sulle sponde del torrente Sentino, alle pendici del Monte Calvario e Le Pianelle sulla strada Flaminia. Nella Tabula Peutingeriana degli inizi del III secolo, la località, situata sull’antica via Flaminia a 134 miglia da Roma nel punto in cui la strada valicava gli Appennini, è segnata come ad Ensem. Vi si trovava probabilmente una stazione per il cambio dei cavalli (mutatio). Nei pressi sorgeva il santuario oracolare di Giove Appennino.

Dopo essere appartenuta, in età medievale, a Gubbio, passò ai Montefeltro per poi essere incorporata nello Stato Pontificio. Scheggia è ancora classificata provincia di Pesaro ed Urbino in data 1813 all interno del catasto gregoriano.

Il comune, già denominato Scheggia, assunse nel 1878 l’attuale nome in seguito all’aggregazione, nello stesso anno, del comune di Pascelupo.

Il catasto gregoriano del 1813, conservato nell archivio di stato di Roma, fornisce numerose informazioni riguardo alla struttura urbana del centro abitato, sulle destinazioni d’uso degli edifici e sull utilizzo del suolo. I terreni intorno al centro abitato erano destinati principalmente alla coltivazione della canapa e della vite.

Tracce architettoniche medioevali sono evidenziabili da alcune costruzioni all’interno del centro storico di Scheggia: vie strette, logge, la chiesa di S. Antonio e dei SS. Filippo e Giacomo con la torre campanaria (un tempo torre difensiva), costituiscono la parte più antica del paese. La struttura edilizia storica rivela, anche se molto debolmente, tratti del tipico insediamento medievale con edifici che si sviluppano in verticale con finestre ed aperture strette. Durante i lavori per le ristrutturazioni post-sisma sono emersi spesso tipici elementi architettonici come gli archi a sesto acuto di pietra calcarea. Ancora intatto si trova “l’arco etrusco” così erroneamente e comunemente denominato, che rappresenta una delle antiche porte medievali di accesso dell’antico castello, nei pressi del quale si erge ancora maestosa la trecentesca torre, attuale sede comunale. Il centro del paese (escludendo le adiacenti espansioni edilizie avvenute dal 1950 in poi) è costituito da un vero e proprio nucleo centrale, agglomerato e commpatto (dentro le mura) e da una seconda zona esterna chiamata ancora oggi “Il Borgo” (fuori le mura) che si sviluppa lungo l’odierna via Sentino.

Oltre alle numerosissime piccole chiese presenti nel territorio, sono da segnalare gli importanti eremi ed abbazie compresi nel piccolo comune:

  • Abbazia di Santa Maria di Sitria, fondata da san Romualdo nell’XI secolo nella Valle di Sitria ai piedi del Monte Nocria. L’abbazia, cioè la parte del complesso destinata alle attività di gestione, abitative sociali ed economiche, è quasi interamente scomparsa. Restano solo due ambienti sovrapposti destinati ad abitazione privata. La struttura era costruita, considerando quel poco che è rimasto, con pietra squadrata in una bilanciata composizione di motivi romanici e gotici. La chiesa è a una sola navata e con una cripta sottostante l’altare maggiore, in puro stile romanico, retta da una colonna con capitello tardo-antico.
  • Abbazia di Sant’Emiliano in Congiuntoli, oggi usato come insieme di abitazioni rurali e in restauro dopo il terremoto del 1997. Probabilmente fondata dai monaci benedettini nel X secolo. Sorge nella congiunzione (da cui il nome “Congiuntoli”) del torrente Rio Freddo e del Sentino. La chiesa è a due navate in stile romanico-gotico. Una analisi architettonica del complesso permette di identificare il campanile del complesso in facciata, simile ad una torre. I caratteri distributivi degli ambienti (ingresso principale, connessioni e aperture) risultano ad oggi particolarmente inusuali e disorganizzati. È da notare come lo stato attuale della chiesa richiami più ad una struttura incompleta o parzialmente demolita.
  • Eremo di San Girolamo (Pascelupo): costruito intorno all’anno Mille alla base di una spettacolare parete rocciosa alta più di cento metri. La rigogliosa vegetazione e l’anfiteatro di roccia calcarea su cui sorge l’eremo rendono lo scenario unico nel suo genere. L’eremo di San Girolamo era negli anni ottanta del XX secolo pressoché scomparso e in condizione di rudere. La ricostruzione e il reinsediamento della comunità eremitica sono dovuti ad un benefattore privato eugubino che curò l’intero iter.

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