Tratto da: https://it.wikipedia.org/wiki/Citt%C3%A0_della_Pieve

Le origini di Città della Pieve sono ancora oggi sconosciute. Prima di divenire cristiana aveva sicuramente un altro nome (lo dice il Guiducci nel suo “Ragguaglio storico di Città della Pieve del 1686): Monte di ApolloCastelforte di ChiuscioSalepio o Castrum Salepia. Nel II secolo, facendosi sempre più forte la religione cristiana, si creò una plebe da cui il nome Pieve di San Gervasio (da uno dei SS protettori). Il nome rimase tale finché tutto l’abitato fu recinto di solide mura e torri. Documenti risalenti a subito dopo l’anno 1000 ne indicano il nome in Castrum Plebis S. Gervasi. Dal XIV al XVII secolo il nome viene accorciato a Castrum Plebis e nel 1600 circa, il Pontefice Clemente VIII la eleva a città chiamandola Città di Castel della Pieve (in lat. Comunitas Civitatis Castri Plebis) ma, tale denominazione perché troppo lunga e facilmente confondibile con Città di Castello, venne quasi subito sostituita con l’attuale Città della Pieve.

Sebbene non vi siano memorie che lo provino, il poggio ove sorge Città della Pieve, fu abitato fin dai tempi più remoti. Ne sono una prova i tanti reperti rinvenuti nelle campagne limitrofe quali urne sepolcrali con figure di gladiatori, vasi cinerari, lapidi e scudi. Molte furono in passato le tombe ritrovate contenenti urne in alabastro (una di esse con bassorilievi particolari fu venduta ad alto prezzo al Museo Nazionale di Londra. Molte di queste contenevano i resti mortali degli appartenenti alla famiglia dei Purni (dal lat. Furini o Purii). Furono anche rinvenuti oggetti quali òlle, ossari fittili, utensili e fibule. Il rinvenimento di tombe a camera e non, ritrovate nell’area limitrofa a Città della Pieve e l’assenza di resti di insediamenti urbani fa pensare che questo territorio appartenesse alla circoscrizione di Chiusi. A novembre 2015, degli scavi su una tomba etrusca recentemente scoperta sul territorio comunale hanno permesso di arricchire la collezione del Museo Civico Diocesano di Santa Maria dei Servi.

Una lapide rinvenuta nell’orto del convento di S. Francesco (presso l’attuale oratorio attiguo il Santuario della Madonna di Fatima) dimostra come il paese fosse Municipio romano, che Silla concesse ai suoi veterani nella pianura della Chiana dopo la sconfitta inflitta a Gaio Mario il Giovane (83 a.C.). Il ritrovamento di monete, utensili, ruderi di acquedotti nonché di un’urnetta contenente le ceneri di Tannia Stazia, il Pozzo del Casalino e la Torre del Pubblico ne sono la riprova.

La religione cristiana si presume sia stata abbracciata nella prima metà del II secolo poiché è documentata nelle città limitrofe di Siena, Cortona, Perugia, Arezzo, Spoleto, Orvieto e Chiusi. Nella Rocca, dopo una breve prigionia, Paolo Orsini e Francesco Orsini duca di Gravina furono uccisi il 18 gennaio 1503, a seguito della strage di Senigallia.

L’abitato e il territorio di Città della Pieve rimasero duramente coinvolti nel conflitto denominato guerra di Castro, combattuto fra lo Stato Pontificio e il Ducato di Parma per ottenere il controllo del ducato laziale. Il 1º ottobre 1642 Odoardo I Farnese Duca di Parma fece ingresso nella città alla testa del suo esercito, con l’intenzione di fermarsi per una sola notte, in attesa che il suo ambasciatore a Roma Monsignor de Lyon trattasse un accordo con il Papa Urbano VIII. In realtà le truppe si trattennero per più giorni e i soldati, rimasti senza soldi e vettovagliamento, si diedero al saccheggio della Città e delle campagne fino al 10 ottobre, quando Odoardo decise di muovere il suo esercito in direzione del territorio Viterbese. Agli inizi del 1643 il Granduca di Toscana Ferdinando II dei Medici strinse un’alleanza con la famiglia Farnese per contrastare le mire espansionistiche del Papa, a tale alleanza aderirono anche il Ducato di Modena e la Repubblica di Venezia.

Nel primi giorni di giugno le truppe del Granduca, guidate dal principe Mattias e da Alessandro Dal Borro, lasciarono l’accampamento di Montepulciano per muovere in direzione del confine con lo stato Ecclesiastico. L’esercito toscano raggiunse Città della Pieve in quel periodo difesa da pochi uomini armati posti al comando del Maggiore Frizza Napolitano che rifiutò di consegnare la città agli invasori e deciso a difenderla con tutte le sue forze. L’esercito Papale, accampato a Capodimonte, non intervenne in soccorso della città assediata, nonostante le disperate richieste inviate da Frizza Napolitano per mezzo di numerose staffette.

Il 19 giugno il consiglio di Guerra pievese trattò una resa e consegnò la città alle truppe del Granduca. Il principe Mattia pose al comando di Città della Pieve il Cavaliere Niccolò Brandolini Fiorentino, che, per assicurare la difesa delle mura cittadine, fece chiudere con un terrapieno la porta Romana e aprì la porta Castello, quest’ultima meglio difendibile.Numerosi furono i nobili ed ecclesiastici pievesi trattenuti in ostaggio ed inviati a Firenze come prigionieri di guerra.

Furono notevoli le devastazioni che Città della Pieve dovette sopportare durante il periodo di occupazione militare da parte dell’esercito fiorentino. Alcuni rioni di case vennero demoliti, i contadini assaliti e privati dei loro averi, dalla chiesa Cattedrale furono asportati numerosi arredi e molto alte furono le tasse richieste ai cittadini pievesi.

Il 7 aprile la città fu raggiunta dalla notizia che un trattato di pace era stato firmato tra lo stato Pontificio e il Duca di Parma: pertanto qualsiasi ostilità fu da quale momento proibita. Il 19 luglio 1644 l’esercito del Granduca lasciava Città della Pieve riconsegnandola all’autorità della Santa Sede.

Città della Pieve è anche nota per essere stata la città natale di Cesare Orlandi (1734-1779), autore dell’opera Delle città d’Italia e sue isole adjacenti [sic] compendiose notizie (1770-1778). L’opera è una preziosa fonte di informazioni per parecchie città italiane fino al Settecento. È rimasta incompiuta a causa della morte prematura dell’autore e le città trattate vanno dalla lettera A alla lettera C.

Monumenti e luoghi d’interesse:

PALAZZO DELLA CORGNA – Situato vicino alla cattedrale, fu fatto edificare, su progetto di Galeazzo Alessi (1555/63), da Ascanio della Corgna, marchese di Castel della Pieve, e dal fratello cardinale Fulvio: gli interni furono decorati da Salvio Savini e dal Pomarancio (tra cui il Convito degli Dei), autori degli affreschi del palazzo ducale di Castiglione del Lago.

TORRE DEL PUBBLICO – Guardando la torre appaiono evidenti almeno due distinte fasi costruttive di epoche diverse. La parte in basso in travertino, a filari squadrati è di molti secoli precedente il 1000 e sicuramente di altezza superiore della attuale. Indicata con il nome di “Turris S. Gervasci”, poiché costruita nelle vicinanze della chiesa di San Gervasio, aveva finestre bifore, trifore e quatrifore con un ingresso ad arco pieno tipico dello stile romanico. In un secondo tempo, tra la seconda metà del XIV secolo e la prima del XV, non si sa se per esigenze militari o semplicemente perché rovinata, fu alzata di 7 m e fu cambiato lo stile adoperando il mattone; si chiusero alcune finestre per aumentarne la stabilità e ne furono aperte altre. La torre era isolata dalla chiesa ma alla fine del XVI secolo la cattedrale venne ampliata e prolungata addossando la facciata alla torre senza però rispettare alcun criterio estetico. Il suo basamento è di forma quadrata con un lato di 6 m, mentre la sua altezza è di 39 m.

LA CONCATTEDRALE – Il Liber Pontificalis di Anastasio Bibliotecario del IX secolo ci dà notizia che la matrona romana Vestina vissuta nel IV secolo possedeva tenimenti presso questo colle e presso Fondi, città del Lazio. Successivamente alla loro vendita innalzò in Roma una chiesa ai SS. Martiri Gervasio e Protasio (oggi San Vitale). La coincidenza che nelle due cittadine vi fosse lo stesso culto ai SS Gervasio e Protasio e che vi sia una chiesa a loro dedicata fa pensare che la matrona Vestina fu presa da entusiasmo per le meravigliose cose nello scoprimento delle Sante Reliquie di questi martiri, tanto da riuscire a coinvolgere gli abitanti di queste città nella venerazione di questi Santi. È la chiesa più vecchia, situata nel punto più alto della città diviene cattedrale dopo il 1600. Non si conoscono grandezza e forma del primo tempio pagano, mentre sono visibili i resti e le decorazioni romaniche. Nel 1530 si decise di rinnovare la tribuna e l’abside, ma i lavori ebbero inizio mezzo secolo più tardi da Niccolò di Pietro che l’alzò di qualche metro, l’allargò e l’allungò fino a congiungerla con la Torre Pubblica e costruì la gradinata in pietra serena davanti alla porta. Il Pomarancio dipinse le pareti della tribuna e la calotta del coro ma le sue pitture furono danneggiate da un fulmine (1783) che si abbatté sulla tribuna. Rimane oggi visibile solamente la gloria sull’abside. La copertura con capriata crollò nel 1667. Venne ricostruita a volta. Tra il 1693 e il 1708 vennero edificate le cappelle laterali. Nel 1738 venne eretto il campanile. Nell’abside, sopra il coro, si ammira una tavola di Pietro Perugino raffigurante La Madonna fra i santi protettori Gervasio e Protasio, che tengono in mano due orifiammi con l’antica arme cittadina e i SS Pietro e Paolo. Nelle cappelle si possono ammirare opere di allievi del Perugino come Domenico Paride Alfani e Giacomo di Guglielmo oltre alla tela d’altare realizzata da Niccolò Circignani e Salvio Savini. Tra le varie opere è presente un simulacro in legno del XVI secolo di probabile attribuzione a Giovanni Tedesco.

Tratto da: https://it.wikipedia.org/wiki/Citt%C3%A0_della_Pieve