Fonte: https://www.treccani.it/enciclopedia/rufino-di-assisi_%28Dizionario-Biografico%29/

di Filippo Sedda – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 89 (2017)

Figlio di Scipione d’Offreduccio, fratello di Favarone padre di Chiara d’Assisi, di cui era dunque cugino. Non si conosce la data esatta della sua nascita.

Intorno al 1210, Rufino aderì alla nascente fraternitas assisana, quando Francesco fece ritorno dal viaggio a Roma, dove si era recato per chiedere (e la ottenne) l’approvazione orale della propria forma vitae e il permesso di predicare la penitenza. Fu da allora tra i compagni più vicini a frate Francesco: non solo o non tanto per la sua origine assisana, ma perché lo si trova sempre al suo fianco, dai primi passi della primitiva esperienza minoritica fino alla malattia e alla morte di Francesco.

Lo confermano le agiografie francescane, che forniscono le più antiche e quasi uniche attestazioni biografiche sul suo conto. Per come egli viene descritto nello Speculum perfectionis al paragrafo 85, la caratteristica che lo contraddistingueva era «la virtuosa incessante orazione»: frate Rufino «pregava ininterrottamente e, anche dormendo e in qualsiasi occupazione, aveva lo spirito unito al Signore» (Fonti francescane, a cura di E. Caroli, 2011, n. 1782).

Rufino fu certamente tra i compagni che assistettero Francesco nella malattia, che aveva prostrato il santo negli ultimi anni della sua vita, in particolar modo dopo l’episodio delle stimmate a La Verna, nel 1224.

La particolare fiducia in lui riposta da Francesco è provata dalla cronaca di Tommaso da Eccleston: il santo gli confidò del momento della sua stigmatizzazione, e in seguito gli avrebbe comandato di lavare e ungere con olio la pietra dove si era posato il serafino (Fonti francescane, cit., n. 2519). Rufino fu, infatti, uno dei pochi che ebbe l’onore, seppure fortuitamente, di toccare la ferita del costato: «L’uomo di Dio Rufino, che era di purezza angelica, mentre una volta con filiale affetto massaggiava il corpo del santo padre, sfuggendogli la mano, toccò sensibilmente quella ferita. Per questo il servo di Dio soffrì non poco e, allontanando da sé la mano, pregò gemendo che il Signore gli perdonasse» (Fonti francescane, cit., n. 829).

Furono gli Actus beati Francisci a dedicare una sorta di piccolo ciclo agiografizzante a Rufino anche con accadimenti non menzionati in fonti precedenti, organizzati in cinque episodi (capp. 33-37), ripresi, seppure non interamente, nel volgarizzamento dei Fioretti (Fonti francescane, cit., nn. 1863 s.).

Il primo episodio narra di frate Rufino tentato da un demonio, che gli si presentò sotto forma di crocifisso. Rassicurato da Francesco, che conobbe il fatto per rivelazione divina, frate Rufino lo scacciò e subito dopo gli apparve Cristo a consolarlo. In un secondo episodio frate Francesco chiese a Rufino di andare a predicare ad Assisi; avendo chiesto di essere dispensato, il fondatore gli ordinò di recarsi a predicare nudo davanti ai suoi concittadini. Subito pronto frate Rufino obbedì a Francesco, che presto pentito si unì a lui e insieme predicarono in modo tanto sublime da commuovere tutti gli assisani, che inizialmente li deridevano per la loro nudità e follia. Il cap. 35 è dedicato alla liberazione di un indemoniato da parte di frate Rufino. Il seguente episodio narra di lui che toccò involontariamente la piaga di Francesco. Infine, nel cap. 37 degli Actus, frate Francesco profetizza come frate Rufino fosse una delle tre anime elette.

Diciotto anni dopo la morte del santo, Rufino fu, insieme ad Angelo da Rieti e Leone d’Assisi (v. le voci in questo Dizionario), l’autore della lettera di Greccio. Nel capitolo di Genova del 1244 il ministro generale Crescenzio da Iesi chiese ai frati di far pervenire altre testimonianze sulla vita e i miracoli compiuti da Francesco d’Assisi. Anche se due anni dopo, nel 1246, i tre frati, tra i compagni più intimi del padre fondatore fino alla sua morte, risultano firmatari di una lettera scritta da Greccio che accompagnava un florilegio di vari episodi riguardanti Francesco d’Assisi.

Gli studiosi hanno a lungo dibattuto nel tentativo di identificare questa compilazione con la cosiddetta Legenda trium sociorum, anche perché la lettera nella tradizione manoscritta accompagna sempre questa leggenda, ma l’ipotesi è stata esclusa, in quanto il materiale che i tre compagni dovettero inviare al ministro generale doveva presentarsi in una forma letterariamente più rudimentale e meno organizzata in forma di leggenda. Di questo materiale dovette servirsi lo stesso Tommaso da Celano nella composizione del Memoriale in desiderio anime, seconda fatica del biografo ufficiale del santo assisano o, meglio, terza se si calcola anche la Vita del beato padre nostro Francesco, abbreviazione della prima vita. Ma parte di questo materiale dei tre compagni dovette anche confluire nella Compilatio Assisiensis, tanto che studiosi come Rosalinde Brooke provarono a restituire l’opera originaria di Leone, Rufino e Angelo.

Le notizie sull’ultima parte della sua vita sono scarse. Gli studiosi non sono concordi né sul luogo, né sulla data della sua morte, avvenuta presso le Carceri di Assisi o alla Porziuncola intorno al 1270 (ma secondo Lorenzo di Fonzo, nel 1249).

Nel calendario del cosiddetto breviario di san Francesco, conservato al protomonastero di Assisi, si legge una notazione forse di mano di frate Leone che, al giorno 13 novembre, dice «Obiit sanctus noster Rofinus qui fuit socius sancti patris nostri Francisci».

Alla sua morte fu comunque sepolto presso la tomba di san Francesco, dove ancora oggi si può vedere il suo tumulo. Dal 1932 sia il suo sia quelli dei compagni Leone, Masseo e Angelo sono collocati in quattro nicchie poste sulle pareti intorno all’altare della cripta di S. Francesco. È venerato come beato e la sua memoria liturgica è il 14 novembre.

Fonte: https://www.treccani.it/enciclopedia/rufino-di-assisi_%28Dizionario-Biografico%29/