Tratto da: http://www.treccani.it/enciclopedia/sandro-penna/

Poeta italiano (Perugia 1906 – Roma 1977). Nelle sue liriche P. ha espresso con un’agile grazia epigrammatica – in cui il ricordo dell’antologia greca si fonde felicemente con la lezione degli ermetici – momenti e fermenti di un’intensa brama di vita, tutta sensi, che della sensualità conosce anche i limiti e la malinconia.

Dopo gli studi commerciali si trasferì a Roma, dove rimase stabilmente tranne che per un breve soggiorno milanese, tentando senza fortuna le attività più disparate, da commesso di libreria a mercante d’arte. Tranne un breve soggiorno milanese, P. è sempre vissuto a Roma; ha collaborato alle maggiori riviste letterarie.

Precocemente vocato alla poesia, che coltivò in maniera esclusiva (restano un’eccezione le prose narrative, peraltro prossime per toni e temi alla produzione in versi, raccolte in Un po’ di febbre1973), fu conosciuto per merito di U. Saba, che favorì la pubblicazione del suo libro d’esordio: Poesie (1939). Come il poeta triestino, che è stato il proverbiale alfiere dell’antiermetismo, P. manifesta il massimo attaccamento nei confronti della realtà quotidiana, non fa mistero del proprio approccio sentimentale e sensuale al mondo che lo circonda, si esprime in una maniera facilmente comprensibile. Qui finisce tuttavia il sabismo di P., la cui poesia, proprio per la mancanza di plausibili termini di riferimento, è stata interpretata come una sorta di naturale reviviscenza alessandrina, frutto insieme di un’arte sapientemente invisibile e di una pagana gioia di vivere l’eros omosessuale. Tanto lontano dalla complessa articolazione tematica della poesia di Saba, quanto estraneo ai rituali iniziatici della poesia ermetica, P. si chiude in uno spazio privilegiato per mettere in scena la ripetizione coatta di una ricerca d’amore condotta con letizia quasi francescana, e trasforma in ossessione formale l’infinita variazione intorno a quell’unico tema. Negata a qualsiasi svolgimento narrativo, la sua poesia coglie i risultati migliori quando si affida a un’ideale brevità epigrammatica o quando consegna a vere e proprie «ariette» melodrammatiche un anacronistico gusto per l’idillio e una sapienza erotica paradossalmente universale. Le singole raccolte di questo ininterrotto canzoniere (Appunti1950Una strana gioia di vivere1956Croce e delizia1958Stranezze1976; fino alla post. Il viaggiatore insonne1977) sono via via confluite, con l’aggiunta di poesie inedite e giovanili, nelle successive edd. complessive delle Poesie (19571970 [col tit. Tutte le poesie]; 1973; e, post., 1989). Postumi sono anche i voll. Confuso sogno (1980) e Peccato di gola (1989). Nel 2017 è stato edito il volume Penna. Poesie, prose e diari, compiuta sintesi della sua traiettoria umana e artistica.

Tratto da: http://www.treccani.it/enciclopedia/sandro-penna/